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Jimmy Kimmel torna in tv e attacca Trump
'Censura anti-americana', applausi e lacrime dopo la sospensione
(di Lucia Magi) "Come stavo dicendo prima di essere interrotto…" Così Jimmy Kimmel ha esordito ieri sera, tornando in onda dopo una settimana di sospensione imposta dalla rete Abc. Al centro di un acceso dibattito sulla libertà di espressione negli Stati Uniti della seconda era Trump, il comico ha affrontato con franchezza e senza giri di parole la controversia che ha travolto il programma, dopo un commento sull'identità e le motivazioni del presunto assassino dell'attivista trumpista Charlie Kirk. Al suo ingresso in studio, nel teatro sull'Hollywood Boulevard che porta il suo nome, il pubblico lo ha accolto con diversi minuti di applausi e cori che scandivano "Jimmy". Kimmel ha presentato quattro volte gli Oscar e tre volte gli Emmy, ma forse mai un suo monologo era atteso con tanta trepidazione. "Non so chi abbia avuto 48 ore più strane, io o l'amministratore delegato della Tylenol. È stato travolgente", ha cominciato, rompendo per la prima volta il silenzio. "Il nostro governo non dovrebbe avere il potere di controllare ciò che diciamo o non diciamo in televisione, e dobbiamo difendere questo principio. Ho riflettuto molto su cosa dire stasera e la verità è che non credo che le mie parole possano fare molta differenza: se vi piaccio, vi piaccio; se no, non vi piaccio. Non ho la pretesa di cambiare l'opinione di nessuno. Ma c'è una cosa che voglio chiarire: mi importa come essere umano. Voglio che capiate che non è mai stata mia intenzione scherzare sull'omicidio di un giovane". Con la voce spezzata, ha proseguito: "Non è mai stata mia intenzione attribuire la colpa a un gruppo specifico per le azioni di un individuo chiaramente instabile. Cercavo proprio di fare il contrario. Ma capisco che qualcuno si sia sentito offeso, o non abbia capito, o entrambe le cose. E a chi si è sentito preso di mira dico: capisco la vostra rabbia. Se fosse successo a parti invertite, mi sarei sentito allo stesso modo". E ha poi chiarito: "Non credo che l'assassino di Kirk rappresentasse nessuno. Era una persona malata che pensava che la violenza fosse la soluzione, e non lo è mai". Kimmel ha ringraziato il pubblico e i colleghi conduttori dei late show che si sono spesi in suo favore: "Ho sentito anche conduttori di programmi di altri Paesi, dall'Irlanda e dalla Germania. Quello in Germania mi ha offerto un lavoro. Potete immaginare? Questo Paese è diventato così autoritario che persino i tedeschi dicono: vieni qui". Poi ha aggiunto: "Non voglio farne una questione personale. Questo programma non è importante. Quello che conta è vivere in un Paese che ci permette di avere un programma come questo. Per questo - ha continuato citando alcune voci della destra che l'hanno difeso - voglio ringraziare chi non apprezza il mio show né le mie idee, ma ha comunque difeso il mio diritto a esprimerle. Non avrei mai immaginato che Ben Shapiro, Clay Travis, Mitch McConnell, Rand Paul, e perfino il mio vecchio amico Ted Cruz, sarebbero stati quelli che avrebbero detto cose così belle su di me. Ci vuole coraggio per parlare contro questa amministrazione. L'hanno fatto e meritano riconoscimento". "La libertà di parola è ciò che più viene ammirato di questo Paese, ed è qualcosa che mi vergogno a dire di avere dato per scontato, finché non hanno licenziato il mio amico Stephen e hanno costretto le emittenti che trasmettono il nostro show localmente a cancellarlo. Non è legale. Non è americano. È anti-americano", ha detto Kimmel prima di concludere riferendosi al presidente Trump: "Ha provato in tutti i modi a cancellarmi. Invece ha costretto milioni di persone a guardare il mio programma. Ora forse vi tocca pubblicare i file su Epstein per distrarre il pubblico!".
F.Pedersen--AMWN