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Msf, 'in Congo la peggiore epidemia di Ebola mai registrata'
Il 90% dei ricoverati non è stato identificato tramite tracciamento
"Situazione mai così critica. È la più grande epidemia mai registrata". E' quanto afferma Medici Senza Frontiere in relazione alla diffusione di Ebola in Repubblica Democratica del Congo. Nel centro Ebola di Msf a Bunia, si legge in un comunicato, il 90% dei pazienti ricoverati non era stato identificato attraverso il tracciamento dei contatti. "A 2 mesi e mezzo dalla dichiarazione dell'epidemia di Ebola, la situazione nella parte orientale della Repubblica Democratica del Congo (Rdc) è più critica che mai - afferma Philippa Boulle, vicedirettrice medica Msf in occasione della visita in Rdc del dg dell'Oms Tedros Adhanom Ghebreyesus - L'epidemia si sta diffondendo a un ritmo allarmante e senza precedenti, nonostante gli instancabili sforzi delle équipe mediche in prima linea". Secondo l'Oms, al 1° agosto sono stati segnalati 3.605 casi confermati, rendendo questa la più grande epidemia di Ebola mai registrata nella Rdc, superando quella del 2018. A sole 11 settimane dalla dichiarazione dell'epidemia sono morte quasi 1.500 persone. Si tratta di un bilancio delle vittime nettamente superiore rispetto a quello registrato nello stesso arco di tempo nelle precedenti epidemie: durante la devastante epidemia di Ebola del 2014 in Africa occidentale, infatti, i decessi furono 279 nello stesso arco di tempo. Ancora più preoccupante è il fatto che l'epidemia non mostra alcun segno di rallentamento. Sono stati compiuti progressi innegabili nelle attività di screening e di tracciamento dei contatti, ma questi sforzi rimangono del tutto insufficienti per contenere l'epidemia. Nel centro di trattamento Ebola di MSF a Bunia, il 90% dei pazienti ricoverati non era stato identificato attraverso il tracciamento dei contatti, mentre nell'intera provincia dell'Ituri è stato tracciato solo il 59% dei contatti. È urgente rafforzare il coinvolgimento delle comunità. L'accesso rimane una questione cruciale, in particolare nelle aree remote, dove l'inizio della stagione delle piogge renderà difficili gli spostamenti e rischierà di compromettere le operazioni. È essenziale garantire forniture mediche, così come incentivi e supporto agli operatori sanitari in prima linea.
O.Johnson--AMWN