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L'ominide Lucy in 3D svela come siamo diventati buoni corridori
Cruciali il tendine d'Achille e le fibre muscolari più lunghe
Il più celebre progenitore dell'uomo, l'australopiteco Lucy, era in grado di correre in posizione eretta, ma non con la stessa rapidità degli esseri umani moderni. Lo dimostrano le simulazioni in 3D condotte da un gruppo internazionale di esperti guidati dall'Università di Liverpool. I risultati, pubblicati sulla rivista Current Biology, aiutano a fare luce sugli adattamenti anatomici che hanno portato gli esseri umani moderni a diventare buoni corridori sia sulla breve che sulla lunga distanza. Lo studio si è basato sull'impiego di un software di simulazione sviluppato per analizzare la locomozione degli umani e di altri animali. I ricercatori lo hanno usato per studiare l'Australopithecus afarensis Lucy, inserendo i dati relativi al suo scheletro e ai muscoli delle gambe delle scimmie moderne. I risultati dimostrano che l'ominide vissuto 3,2 milioni di anni fa poteva effettivamente correre in posizione eretta, nonostante le fibre muscolari più corte e la mancanza del tendine d'Achille (che si è evoluto in seguito negli esseri umani). La simulazione mostra inoltre che Lucy non poteva correre veloce come gli esseri umani moderni: probabilmente raggiungeva la velocità massima di cinque metri al secondo, contro i nostri otto metri al secondo. I ricercatori hanno anche valutato il dispendio energetico legato alla corsa, dotando Lucy di muscoli di tipo umano per l'estensione della caviglia: la simulazione ha rivelato che la corsa sarebbe stata molto impegnativa per Lucy, dunque è possibile che l'attuasse solo quando era veramente necessario. In conclusione, lo studio indica che la comparsa del tendine d'Achille e l'evoluzione delle fibre muscolari sono stati fattori cruciali che hanno permesso ai primi esseri umani di correre sempre più lontano.
Ch.Havering--AMWN