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Dalle Prealpi bergamasche riemerge il cranio di un antico rettile marino corazzato
E' un giovane placodonte vissuto oltre 200 milioni di anni fa
Scoperto sulle Prealpi bergamasche il cranio fossile di un antico rettile marino corazzato, dall'aspetto simile a una tartaruga, che è vissuto oltre 200 milioni di anni fa: si tratta di un esemplare giovanile di Macroplacus raeticus, una specie appartenente al gruppo dei placodonti, che devono il loro nome ai caratteristici denti a forma di piastra usati per macinare l'involucro duro di molluschi e crostacei. Il reperto, ora esposto al Museo civico di scienze naturali 'Enrico Caffi' di Bergamo, è descritto in uno studio pubblicato sulla Rivista Italiana di Paleontologia e Stratigrafia da Stefania Nosotti e Simone Maganuco, ricercatori indipendenti affiliati al Museo di Storia Naturale di Milano, insieme a Federico Confortini del museo bergamasco. Il cranio, conservato tridimensionalmente e ancora in piccola parte incluso nella roccia originaria, proviene probabilmente dalla formazione geologica nota come 'Calcare di Zu' del Retico (Triassico superiore). E' stato ritrovato per caso tra le pietre del pendio nei pressi del villaggio di Orezzo (Gazzaniga, Bergamo) dall'escursionista Pio Carlo Brizzi, il quale lo ha prontamente consegnato al museo di Bergamo affinché fosse studiato e custodito. "La forma del cranio e i caratteristici denti a piastra hanno suggerito al primo sguardo che si trattasse di un placodonte - osserva Nosotti - ma è stato entusiasmante scoprire che il fossile era attribuibile proprio a Macroplacus raeticus, una specie di cui sappiamo poco perché fino ad oggi era rappresentata da un unico esemplare, anch'esso un cranio, proveniente dalle Alpi Bavaresi e descritto nel 1975. Il ritrovamento bergamasco è quindi il secondo al mondo e il primo avvenuto in Italia". Le differenze di dimensioni tra i due crani sono state interpretate come l'appartenenza a diversi stadi di crescita: il bergamasco rappresenterebbe una forma giovanile mentre il bavarese, grande il doppio, l'adulto. Il riferimento del nuovo esemplare alla specie Macroplacus raeticus è stato possibile grazie a un approfondito studio anatomico che si è avvalso anche della tomografia computerizzata per esplorare le parti del cranio non visibili esteriormente. "Anche l'analisi filogenetica dei rapporti di parentela con le altre specie conferma una stretta relazione di parentela tra il nuovo esemplare e Macroplacus - sottolinea Maganuco - e rappresenta inoltre un importante aggiornamento del dataset dei placodonti".
A.Rodriguezv--AMWN