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Gli alieni negli occhi di un bambino, arriva 'Elio
Interviste alle creatrici del film in sala il 18 giugno
(di Lucia Magi) Nel vocabolario della politica americana corrente, "alien" indica uno straniero con tono spesso dispregiativo. Pronunciata da Elio, il bambino che dà il titolo all'ultima creatura targata Pixar, la stessa parola evoca invece meraviglia, curiosità, avventura e, infine, amicizia sfrenata. "Vogliamo lanciare un messaggio positivo, dare un significato nuovo a quel concetto", dice all'ANSA Madeline Sharafian, giovane co-regista del film che arriva nelle sale il 18 giugno. "Abbiamo iniziato a lavorare a questo cartone molto prima delle ultime elezioni. Quando cominciamo un nuovo progetto, mettiamo sul tavolo temi universali e senza tempo - argomenta la producer Mary Alice Drumm (già associata su 'Coco') - Con 'Elio' affrontiamo concetti come l'importanza delle relazioni e il non giudicare un libro dalla copertina. Sono riflessioni particolarmente interessanti in un momento come questo. Quando inizi un film non sai quale sarà lo spirito del tempo una volta che arriverà al cinema. Oggi, c'è più bisogno che mai di connessione, di andare oltre le differenze apparenti", riflette la producer durante una visita agli studi d'animazione di Emeryville, nella baia di San Francisco. Immerse in un grande parco, le ariose navate industriali di vetro e mattoni a vista, progettate dal fondatore Steve Jobs, sono in fermento per il debutto in sala di questo bambino che vive in una base militare della California con la zia Olga, dopo la morte di entrambi i genitori. Più affascinato dallo spazio e dagli alieni che dal calcio o dai giochi dei coetanei, Elio è un ragazzino fuori dagli schemi, "ossessionato dall'idea di essere rapito dagli alieni", afferma l'altra regista Domee Shi (inizialmente il progetto doveva essere diretto da Adrian Molina, co-sceneggiatore e co-regista di 'Coco'). "Si sente solo, indesiderato, come se nessuno lo capisse. Per questo sogna di andare in un altro mondo dove può essere accettato per quello che è", continua Shi, già autrice del corto 'Bao' e di 'Turning Red'. Così, quando Elio riesce davvero a farsi rapire, entra nel loro Communiverse con entusiasmo sfrenato e nemmeno un briciolo di paura. Lì incontra rappresentanti di galassie lontane, affronta una crisi di proporzioni intergalattiche e, in qualche modo, scopre chi è davvero. "Mi sono identificata molto con Elio - confessa Shi - sono stata quel ragazzino strano che sognava di essere portato in un posto dove le persone lo capivano. Alle medie balbettavo, provavo grande nervosismo nel cercare di avvicinarmi e fare amicizia: disegnare era il mio modo di comunicare. Spero che il pubblico tragga da questo film il coraggio di avvicinarsi agli altri, soprattutto a qualcuno che potrebbe non assomigliarti, o che pensi sia diverso. Non si può mai sapere, potreste avere così tanto in comune!". Il film è frutto di un accurato lavoro di ricerca. "Abbiamo incontrato la dottoressa Jill Tarter, un'astronoma che ha studiato l'intelligenza extraterrestre", racconta la produttrice. "Ci ha insegnato a pensare allo spazio in modo più ampio, il che a sua volta ci ha fatto sentire parte di qualcosa di meraviglioso e più grande". Il film celebra l'anteprima mondiale oggi a Los Angeles ed è tra i più attesi del cartellone estivo. "Trovo davvero stimolante l'amicizia tra Elio e Gordon (l'alieno tutto rotondità e sorrisi che diventa il suo miglior amico). Sono molto diversi l'uno dall'altro. Provengono da luoghi diversi. Parlano lingue diverse. Il nostro film descrive degli alieni che non fanno paura, non cercano di farti del male, mangiarti o sostituirti. Sono amichevoli, accoglienti e gentili: spetta a noi essere curiosi abbastanza da avvicinarci".
P.Martin--AMWN
