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Del Toro, il mio Frankenstein 'umano' in tempi di guerre
Torna al Lido in gara: "I mostri di oggi? In giacca e cravatta"
Il dovere "che sento come autore e persona che si è innamorata del libro e di Mary Shelley, è essere sincero e intimo come è stata lei, tenendo ben presente che il romanzo va negli scaffali e il film sul grande schermo. Nel mio Frankenstein ci sono tanti elementi: la domanda centrale è cosa voglia dire esseri umani in un tempo di tecnologia e informazione sempre più veloce, di guerra intorno a noi". Lo dice Guillermo del Toro, che torna alla Mostra del Cinema di Venezia in gara con la realizzazione del sogno di una vita, l'adattamento di Frankenstein, capolavoro di Mary Shelley, con Oscar Isaac e Jacob Elordi nei ruoli rispettivamente di creatore e creatura, in un cast che comprende Christoph Waltz, Mia Goth, Felix Kammerer, Charles Dance, David Bradley, Lars Mikkelsen, Christian Convery. Il film sarà disponibile in cinema selezionati dal 22 ottobre e su Netflix dal 7 novembre. "Viviamo in un mondo che ci ha disumanizzato costantemente, ogni giorno, dividendoci in due categorie: puri e terribili - sottolinea -. Non c'è dialogo o libertà su cosa significhi essere umani. E il film fa pace con l'imperfezione, con il fatto che si può essere buoni e si può essere cattivi. Le nostre esperienze sono piene di sfumature e ci ricordano cosa significhi essere umani in tutti gli aspetti, compresi gli errori e il perdono. Credo che ci sia più bisogno di un dialogo con l'imperfezione oggi più che mai". I veri mostri di oggi, per Del Toro "li vedi in giacca a cravatta. Chi è pronto a disumanizzarci per un'idea, un obiettivo che non ha nessun valore". Il suo Frankenstein ha dentro anche un profondo messaggio contro le guerre "come tutti i miei film" sottolinea. L'amore di Del Toro per il romanzo emerge pienamente dal film, che unisce un racconto in piena fedeltà a Mary Shelley con una serie di elementi nuovi come il ruolo nella storia di Henrich Harlander (Waltz), mercante d'armi 'finanziatore' di Victor e zio della brillante e sensibile Elizabeth (Goth), la fidanzata del fratello minore dello scienziato, William, della quale Victor si innamora. L'umanità, elemento fondante della storia, emerge anche dall'immagine della creatura (Jacob Elordi, arrivato alla parte dopo che Andrew Garfield si era ritirato dal film): "L'ho sempre immaginata con la purezza di un neonato e volevo nell'aspetto trasmettesse anche bellezza, per questo non volevo assolutamente mostrasse dei punti di sutura" spiega il regista. Per Elordi, le 10 ore di trucco necessarie per girare le sue scene "sono state preziose, imprescindibili. In questo personaggio ho messo tantissimo di me, e delle mie esperienze, della mia famiglia, la mia parte più pura. E quelle 10 ore mi aiutavano a fare quel passaggio".
D.Sawyer--AMWN