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Valeria Bruni Tedeschi, 'io femminista e contro la cancel culture'
L'attrice agli Efa: "Non ce l'ho con mia madre per aver sottovalutato gli abusi"
(di Francesco Gallo) "Contenta di essere qui? Certo, anche solo per il fatto che mia madre è convinta che io sia stata nominata agli Oscar". Così, con il suo solito spirito e altrettanto fascino, esordisce a Berlino Valeria Bruni Tedeschi che è davvero in corsa per un premio, ma agli Efa, gli European Film Awards, gli Oscar europei del cinema, la cui cerimonia è in programma questa sera. È in lizza come miglior attrice protagonista per 'Duse' di Pietro Marcello. Dal colloquio con l'attrice, tante suggestioni tutte puntuali e brillanti: si va dal disastro del tempo presente al personaggio di 'Duse', dalla cancel culture agli abusi subiti da bambina, dal successo di Buen Camino di Checco Zalone fino al suo ultimo film da regista, che girerà nella sua Torino, ispirato a Don Ciotti. Ecco, per temi, le riflessioni di Bruni Tedeschi emerse dall'incontro con la stampa. Duse e il potere - "Anche mia madre si è meravigliata per il fatto che Eleonora Duse, in genere sempre trascurata, quando va a trovare Mussolini indossi la parrucca rossa. Il fatto è che non si devono avere contatti con il potere, lei stessa sapeva che nessun artista riesce a vincere con un dittatore, l'arte può solo fare resistenza in maniera sotterranea e contando sull'empatia. Comunque lei era sicuramente una rappresentante ante litteram della cultura europea. Basti pensare che girava appunto tutta Europa e anche l'America recitando in italiano". Il femminismo - "Invecchiare per interpretare la Duse non mi è costata nessuna fatica, fare un personaggio per me è sempre un gioco e mai una vergogna. Far vedere poi i segni del tempo è anche un modo di essere femminista. Le battaglie femministe più vere sono per l'equiparazione del salario, per cambiare un certo tipo di linguaggio e, soprattutto, per destrutturare il patriarcato". Gli abusi subiti da bambina - "Non sono arrabbiata con mia madre per aver ignorato gli abusi che ho subito quand'ero ragazzina. Bisogna contestualizzare, guardare le epoche. Allora i codici erano diversi, mio padre avrebbe potuto mandare in prigione quel signore, ma non ha fatto niente. Per i miei genitori non era così grave, anche se per me era gravissimo". La cancel culture - "Non sono d'accordo sulla cancel culture. Mia figlia vorrebbe cancellare Picasso per il suo rapporto con le donne, ma questo è sbagliato e potrebbe essere applicato anche a Bertolucci. Non si può mettere tutto dentro la spazzatura, bisogna dialogare non cancellare". Il boom di Zalone e il nuovo film da regista - "Sarà stato l'effetto Zalone, così ho deciso di fare il prossimo film in Italia, esattamente a Torino. È una storia di dipendenze in un centro ispirato a quello di Don Ciotti, una realtà che conosco bene: da ragazza ho avuto un fidanzato morto di overdose e so che le strutture che aiutano a disintossicarsi sono luoghi importantissimi". Spiritualità e cioccolata - "C'è sempre un prete nei miei film o un pezzo di chiesa. L'altro giorno mi sono ritrovata ad andare in una chiesa a Parigi, perché avevo bisogno di chiedere qualcosa. Non dovrebbe essere così la preghiera, ma ammetto che vado spesso a chiedere. Scopro che la Chiesa da un mese è chiusa, così mi metto davanti al portone e comincio a pregare, a chiedere, mentre la gente che passava mi vedeva appoggiata all'ingresso. Ma c'è un altro problema: lì vicino c'è un negozio di cioccolato e ogni volta che entro in quella chiesa vado dopo a comprarmi un cioccolatino. Una cosa che non dovrei perché, dico a me stessa, non è una bella cosa pregare e poi mangiare il cioccolato e invece ogni volta ci casco".
L.Durand--AMWN
