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Il monito di Panahi, 'in Iran è tempo di sangue, il mondo reagisca alla violenza'
A sorpresa il regista apre la 38/a edizione degli Efa a Berlino
Jafar Panahi apre a sorpresa la 38/a edizione degli Efa, gli European Film Awards, in corso a Berlino, e lancia un appello conto il regime e il sangue versato nel suo Iran. Il cineasta, che con Un Semplice Incidente è candidato agli Oscar europei per il miglior film, regia, sceneggiatura, ha sottolineato: "Nelle ultime due settimane l'Iran è entrato in uno dei momenti storici più cruciali e decisivi della sua storia. Un momento in cui un popolo, a mani nude, è sceso in strada per riprendersi il diritto alla vita e per pronunciare di nuovo il nome della libertà. Ma il governo, invece di ascoltare la voce della gente, ha risposto con il suo linguaggio abituale: il linguaggio della violenza, di una strage senza precedenti e inconcepibile". "Per prima cosa - ha detto ancora - ha soffocato il respiro: ha interrotto tutte le vie di comunicazione con il mondo esterno. Internet, telefoni, notizie — perché nessuna voce potesse uscire, perché il crimine potesse essere compiuto nel buio. Poi ha sparato direttamente sui manifestanti con armi da guerra, raffiche di proiettili che li hanno coperti di sangue. Almeno 12mila morti in 48 ore. E quando i feriti, coloro che erano scampati alla morte, hanno raggiunto gli ospedali, anche gli ospedali sono stati attaccati, per togliere loro fino all'ultimo istante l'ultima speranza di sopravvivere. Sono iniziati arresti di massa e la legge marziale — senza essere dichiarata — ha steso la sua ombra sulle città. Ora sono passati dieci giorni dall'interruzione delle comunicazioni e, nonostante tutto, le dimensioni di questo crimine non sono ancora state completamente portate alla luce. Ma questo non è solo il dolore di un Paese", ha raccontato il regista. "Se il mondo di oggi non reagisce a questa violenza manifesta - è il monito di Panahi - non sarà soltanto l'Iran a essere in pericolo, ma il mondo intero. Perché la violenza, quando resta senza risposta, diventa normale. E quando diventa normale, diventa ridicola. Se in un luogo la verità viene soffocata, altrove il respiro della libertà si fa più corto. E allora nessuno, in nessun angolo del mondo, è al sicuro: né in Iran, né in Europa, né in America, né in nessun punto di questo pianeta. Ed è proprio per questo che oggi il dovere di noi cineasti e artisti è più grave che mai. Se siamo delusi dai politici, almeno noi non restiamo in silenzio. Perché il silenzio, in tempi di crimine, non è neutralità. Il silenzio è diventare simili all'oscurità. Perciò non restiamo in silenzio. Dichiaro aperta la trentottesima edizione degli European Film Awards".
D.Moore--AMWN