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Michelle Yeoh, il mio riscatto asiatico a Hollywood
Premio Oscar e Orso alla carriera si racconta alla Berlinale
(di Francesco Gallo) Michelle Yeoh Choo Kheng, nota anche con lo pseudonimo di Michelle Khan, 63 anni, è un'attrice malaysiana di etnia cinese divenuta ormai un mito. Alla fine degli anni '80 e all'inizio dei '90, si è affermata con film come 'Yes, Madam', 'Royal Warriors', 'Police Story III' e 'Wing Chun', diventando una delle principali icone femminili del cinema d'azione e di arti marziali asiatico. Ha raggiunto poi la fama internazionale nel 1997 interpretando l'agente segreto cinese Wai Lin nel film di James Bond 'Il domani non muore mai'. Arrivano infine le sue straordinarie performance in 'La tigre e il dragone' e soprattutto in quel capolavoro che è 'Everything Everywhere All at Once' film per il quale riceve, a sorpresa, un meritato Oscar come migliore attrice. Ora il Festival Internazionale del Cinema di Berlino gli ha assegnato l'Orso d'Oro alla Carriera 2026 e lei in conferenza stampa ha raccontato come si diventa Michelle Yeoh. Quanto è difficile Hollywood per le minoranze? "È ancora una lotta. Non credo che problemi del genere scompaiano da un giorno all'altro. Siamo stati molto fortunati a far parte di alcuni film che hanno portato alla luce certi ruoli. Comunque la prima volta che abbiamo fatto 'Crazy & Rich' con un cast quasi interamente asiatico tutti dicevano: "Oh cielo, chissà come andrà a finire". Ma per fortuna il bello del pubblico è che non puoi prevedere in che direzione andrà e come si sta evolvendo. Se oggi sono seduta qui con l'Orso d'Oro è per la mia perseveranza e testardaggine nel pensare: 'Non me ne andrò così', resterò finché non ci saranno cambiamenti giusti non solo per le minoranze, ma per tutti'". Cosa pensa dell'attuale situazione politica negli Usa? "Meglio non parlare di qualcosa che non conosco bene e concentrarsi su ciò che è invece importante per noi, ovvero il cinema. C'è chi dice che non sopravviverà, ma invece credo che in sala è il solo momento in cui puoi aprire il cuore, è il luogo di tutti noi". Riguardo alle sue rischiose acrobazie sullo schermo fatte in tutta la sua carriera dice: "È giusto avere paura così capisci meglio la situazione prima di buttartici dentro. Ma, va detto, ho ben altre paure: quella del palcoscenico, dell'altezza e sono anche claustrofobica. Comunque una volta ho avuto davvero un brutto incidente e stavo per mollare. A salvarmi è stato Quentin Tarantino in persona che è entrato di corsa nel mio soggiorno a Hong Kong, ha preso un cuscino, lo ha gettato a terra e si è messo a recitare, fotogramma per fotogramma, alcune delle sequenze d'azione che avevo girato". E ancora l'attrice sul suo rapporto con la paura: "Correre dei rischi fa parte della vita, ma rischi calcolati. Da giovane, ero un po' più spericolata, come si vede in alcuni dei miei primi film d'azione come 'Supercar', ma sono stata molto fortunata perché c'era qualcuno o qualcosa che mi ha sempre protetto". Tornando infine al suo approdo ad Hollywood dice: "Quando sono arrivata lì per la prima volta, i ruoli che mi venivano assegnati erano tutti molto stereotipati: una ragazza cinese a Chinatown o cose del genere e c'era sempre una ragione poi per cui un volto asiatico non dovesse apparire come un medico, un'infermiera o un giornalista. Quindi è stato difficile entrare in quella mentalità e far capire che sbagliavano ad incasellare le persone. Ho dovuto imparare a dire di no ed è grazie a quei no che sono sono qui con questo Orso d'Oro tra le mani".
J.Oliveira--AMWN