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'My name is Orson Welles', al Museo del Cinema i mille volti dell'artista
In mostra 400 pezzi, alcuni mai esposti prima, tra il cinema e l'illusione
Orson Welles regista, attore, autore, illusionista, narratore radiofonico e sperimentatore del linguaggio visivo e sonoro: i mille volti di un artista poliedrico sono raccontati nella grande mostra a lui dedicata dal Museo Nazionale del Cinema di Torino dal primo aprile al 5 ottobre. 'My Name is Orson Welles' è un'esposizione di respiro internazionale, un vero e proprio viaggio immersivo nella vita e nella carriera del regista americano con un allestimento che si sviluppa lungo la spettacolare rampa elicoidale dell'Aula del Tempio della Mole Antonelliana. Concepita dalla Cinémathèque française e curata dal suo direttore Frédéric Bonnaud, riunisce oltre 400 pezzi provenienti da collezioni pubbliche e private, oltre che dal Fondo Orson Welles dello stesso museo torinese. Tra i materiali esposti figurano fotografie, documenti d'archivio, disegni, manifesti, installazioni e contenuti audiovisivi, alcuni dei quali mai presentati al pubblico prima d'ora. Particolare risalto è stato dato al rapporto tra il cinema di Welles e il tema dell'illusione. Appassionato di magia, il regista concepiva il cinema come un dispositivo capace di trasformare la realtà e sorprendere lo spettatore, in un gioco continuo tra finzione e verità. "Questa mostra propone un ritratto completo e articolato di Orson Welles, offrendo al pubblico l'occasione di riscoprire un protagonista assoluto del Novecento e di entrare nel cuore del suo universo artistico" spiega il direttore del Museo Carlo Chatrian. Una mostra che "rinnova il sodalizio con la Cinémathèque française, già consolidato da precedenti collaborazioni, tra cui l'esposizione dedicata a James Cameron" sottolinea il presidente Enzo Ghigo. "La mostra My Name is Orson Welles, prodotta dalla Cinémathèque française, trova nell'Aula del Tempio della Mole Antonelliana una cornice perfetta, all'altezza della grandezza del personaggio. Orson Welles è lui stesso piena incarnazione del cinema e ho motivo di ritenere che gli avrebbe fatto molto piacere occupare gli spazi del Museo Nazionale del Cinema di uno dei suoi paesi d'adozione, l'Italia" racconta Frédéric Bonnaud, direttore della Cinémathèque française.
D.Sawyer--AMWN