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Totopalma tra Minotaur, Fatherland, All of a Sudden e Coward
In corsa anche "The Black Ball". E magari un premio speciale per Almodóvar
(di Francesco Gallo) Sono in cinque a correre per la Palma d'Oro di quest'edizione, la 79/a, del Festival di Cannes, a cui si aggiunge la sorpresa Almodóvar. Ecco, in estrema sintesi, i candidati principali: "Fatherland", "Minotaur", "Coward", "All of a Sudden" e "The Black Ball". "Minotaur" del russo Andrey Zvyagintsev è il nostro preferito. Mette insieme un ambiente di piccoli oligarchi, ovvero una borghesia ricca e glamour, un omicidio cruento dai tempi lunghi dostoevskiani e la Russia corrotta e violenta di oggi. A questo si aggiunge una protagonista femminile, Iris Lebedeva, incredibilmente bella e brava. A favore del film anche il fatto che racconti il trauma russo dopo la guerra in Ucraina. "Fatherland" di Paweł Pawlikowski, ancora un film sull'Europa, è in testa alla Screen Jury Grid. Racconta il ritorno in patria, in bianco e nero, dello scrittore tedesco Thomas Mann e di sua figlia Erika (Sandra Hüller, possibile Palma per l'interpretazione). A bordo di una Buick nera, i due attraversano nel 1949 un Paese ormai diviso e pieno di rovine. Ed è lei la donna forte che gestisce un padre ingombrante e anche un po' narciso. "All of a Sudden" del giapponese Ryūsuke Hamaguchi affronta capitalismo, fragilità umana, declino demografico e fine vita in un mondo votato all'autodistruzione. Tutto questo sullo sfondo di un'amicizia filosofica tra due intellettuali: Virginie Efira (anche lei potrebbe correre per un premio d'interpretazione), direttrice di una casa di cura nella periferia di Parigi, e Tao Okamoto, regista teatrale giapponese, molto filosofa e devota al metodo Basaglia. "Coward" di Lukas Dhont, considerato da molti critici il film emotivamente più forte del concorso, racconta insieme la bella gioventù mandata al massacro nella Prima guerra mondiale — la stessa evocata da Céline in "Viaggio al termine della notte" — e il tenero amore tra due omosessuali, entrambi da Palma per l'interpretazione: Willem De Schryver e Valentin Campagne. "The Black Ball" di Javier Ambrossi e Javier Calvo è invece un melodramma pop tra memoria queer, spettacolo e fantasmi della transizione post-franchista. Grande entusiasmo soprattutto dalla critica spagnola e da parte della stampa giovane internazionale. Per "Amarga Navidad" di Pedro Almodóvar vale un discorso a parte. Non è stato esaltato dalla critica nel suo complesso, ma è un film pieno di spleen, in cui un artista racconta il malessere del proprio autunno. E Cannes potrebbe mostrarsi sensibile a tutto questo, magari anche con un premio speciale. Tra le sorprese, ma non troppo, "Paper Tiger" di James Gray con Adam Driver e Miles Teller: la storia di due fratelli, diversissimi tra loro, cresciuti nel mito del sogno americano che però si infrange contro la dura realtà della mafia russa. E poi "Notre salut" di Emmanuel Marre, molto sostenuto dai critici francesi e valorizzato dalla bravura, da Palma, del protagonista Swann Arlaud nei panni di un funzionario mediocre che si è fatto spazio in un governo di Vichy carente di quadri. Miglior attore? È quasi un coro per Javier Bardem, padre distratto in "El ser querido" di Rodrigo Sorogoyen. Infine la super sorpresa potrebbe essere "Hope", due ore e quaranta di adrenalina pura, ritmo e poesia firmate dal sudcoreano Na Hong-jin, proprio come sudcoreano è il presidente di giuria Park Chan-wook. Un film pieno di mostri e astronavi, odiato dai critici europei e amato dagli americani, forse perché comincia come un film dei fratelli Coen.
D.Moore--AMWN