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>>>ANSA/ Micaela Ramazzotti, bello fare la matta che salvò ebrei
L'attrice regista, sono in un periodo della vita di piena pace
(di Francesco Gallo) "Ho girato un film su Elena Di Porto, un personaggio realmente esistito, che ha cercato in tutti i modi di salvare il ghetto il 16 ottobre del 43, il giorno del rastrellamento, ma non ci riuscì perché considerata matta. Era invece una veggente, una specie di Cassandra". Così Michaela Ramazzotti, presidente di giuria dell'ottava edizione del Filming Sardegna Italy Festival si racconta in un incontro stampa a Forte Village dove è con l'attuale compagno Claudio Pallitto che l'accompagna dappertutto. "Una donna che ha cercato di fare tutto, ma nessuno l'ha ascoltata" continua l'attrice parlando ancora della protagonista de 'La guerra di Elena' di Stefano Casertano. Romana, quarantasei anni, l'attrice che ha conservato nel suo modo di essere quella semplicità autentica che la rende davvero unica dice poi del film: "È stato un'opera dove ho studiato tantissimo. Il bello del nostro lavoro è che quando vai avanti capisci quanto sia importante studiare, quando sei giovane non lo sai. Tra l'altro, ho dovuto per 'La guerra di Elena' parlare un romano di cento anni fa, un specie di giudaico-romanesco, che è davvero un'altra lingua". Un periodo storico, quello del 1943, molto brutto che ricorda molto l'oggi: "C'è una vera e propria tragedia in corso - dice la Ramazzotti - , noi continuiamo a fare i nostri progetti di vita, ma stiamo nelle mani dei potenti. Loro schiacciano un bottone e finisce tutto. La mia grande preoccupazione è non tanto per noi, ma per i giovani a cui potenti hanno messo in mano strumenti come Tiktok, Chatgtp e i social tutti mezzi con i quali questi ragazzi regrediscono sempre di più ". Che rapporto ha con i social? "Non buono, fosse per me li farei sparire. Capisco che servano per il lavoro di tante persone, ma non ci sono affatto regole e queste invece secondo me ci vogliono". Quanto ti ha cambiato l'esperienza di regista con 'Felicità ' nel 2023? "Tanto. Perché l'attore è anche un po' autore di se stesso, ma il regista il film deve scriverlo, ci sono poi le riprese, la post produzione, una fase bellissima dove veramente ti metti a tagliare e cucire. È insomma tutta un'altra cosa". C'è ora una storia che l'appassiona, che vorrebbe raccontare? "Sì, ce l'ho dentro e ho voglia di scriverla, ma per fare tutto questo ho bisogno di isolarmi". Dal punto di vista personale che momento sta vivendo, si sente meno vulnerabile rispetto a prima? "Sì, sono sicuramente meno vulnerabile, mi sento in pace con me stessa e questo dopo tanto tempo. In questa evoluzione mi hanno educato molto i giovani che mi hanno insegnato a spostare lo sguardo, ad allontanarti dalle tue problematiche per iniziare a partecipare a quelle degli altri". C'è qualcosa che non avrebbe voluto fare nel suo lavoro? "All'inizio ti trovi a fare qualche serie di troppo, qualche fiction che dici: oddio perché mai l'ho fatta? Però penso che faccia parte del percorso. Io non ho avuto la fortuna che al primo film ho fatto il botto, il successo è arrivato dopo tanto tempo, ma non ho mai mollato. Ci ho sempre creduto" afferma.
D.Kaufman--AMWN