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Fabrizio Gifuni, 'Tortora? Per me una nuova avventura umana'
"Non sono un attore alfa, ho un'idea romantica del mestiere"
(di Alessandra Magliaro) "Fallire sempre, fallire ancora, fallire meglio: se mi facessi un tatuaggio sarebbe con questa frase di Samuel Beckett", dice Fabrizio Gifuni che ammette: "C'è sempre insoddisfazione in me, una condanna, ti fa alzare sempre l'asticella. A casa ne parliamo sempre, mi prendono in giro per questo". Ora un ulteriore salto con Enzo Tortora per il Portobello di Marco Bellocchio, la prima produzione originale italiana di Warner Bros. Discovery per la nuova piattaforma streaming Hbo Max in arrivo nei primi mesi del 2026 e appena annunciata in prima mondiale alla Mostra del cinema di Venezia (27 agosto - 9 settembre) Fuori Concorso - Serie. Portobello racconta uno dei più clamorosi errori giudiziari italiani di inizio anni '80: la vicenda del presentatore televisivo Enzo Tortora, la parabola tragica della caduta di un uomo innocente. Scritta da Marco Bellocchio, Stefano Bises, Giordana Mari e Peppe Fiore, una produzione Our films, società del gruppo Mediawan, e Kavac Film, in coproduzione con Arte France ed in collaborazione con Rai Fiction e The Apartment Pictures, una società del gruppo Fremantle, è prodotta da Lorenzo Mieli e Mario Gianani per Our Films e da Simone Gattoni per Kavac Film. Nel cast oltre a Gifuni - Enzo Tortora, ci sono Lino Musella, Romana Maggiora Vergano, Barbora Bobulova, Carlotta Gamba, Alessandro Preziosi, Fausto Russo Alesi e Salvatore D'Onofrio. "Della serie su Enzo Tortora parlerà Bellocchio, io l'ho immaginata come una nuova avventura umana da portare sullo schermo, un ruolo molto difficile e altrettanto entusiasmante", dice in una intervista all'ANSA l'attore, classe 1966. Al festival Cinema di Tavolara ha portato tra gli applausi Il tempo che ci vuole di Francesca Comencini, tra i film più amati quest'anno da pubblico e critica. "Un film - dice - che isola un padre e una figlia, Luigi Comencini e sua figlia Francesca, persone così speciali e così normali che poi è il motivo per cui emoziona così tanti. È un film sulla fragilità e sul dovere del fallimento in una epoca in cui le nuove generazioni sono così pressate dalla riuscita. E anche io ci sono passato, ho avuto i miei momenti di caduta e difficoltà, mi era capitato due anni prima di Esterno Notte di Bellocchio, ma alla fine ringrazio la mia proverbiale lentezza e fragilità. Io non sono un maschio alfa, non sono un attore alfa". La moglie Sonia Bergamasco ha fatto con Duse the Greatest la prima regia cinematografica, dopo tante teatrali, e continuerà, è pieno di colleghi attori che ad un certo punto pensano a dirigere, da Valeria Golino a Claudio Bisio. Fabrizio Gifuni ci pensa? "Onestamente per adesso no. In teatro sono più di venti anni che pensare ad un progetto per me significa immediatamente rapportarmi ad un lavoro di insieme, drammaturgico, messa in scena, regia, il gesto performativo è diventato l'ultimo segmento, al cinema mi diverte moltissimo ancora giocare all'interprete puro. Quando la regia, come è accaduto dal 2003 con il teatro, diventerà una necessità, ci penserò". In una lunga carriera ormai trentennale sono molti, soprattutto negli ultimi dieci anni, i personaggi con una corrispondenza reale, Aldo Moro, Franco Basaglia, Luigi Comencini e ora Enzo Tortora per Portobello. Curioso no? "Decisamente, ho fatto anche personaggi di fantasia come Nino Sarratore dell'Amica Geniale o La Belva di Ludovico Di Martino, ma è chiaro che quelle figure che hanno lasciato nella vita reale tracce profonde risaltano. Sono figure che poi messe insieme compongono un mosaico di storia contemporanea, certo non puoi dimenticarle. Come attore puoi restare imprigionato in un personaggio, nel mio caso ogni volta il personaggio che mi aspettava fortunatamente cancellava le tracce del precedente. Moro ha avuto su di me un'impronta forte, il Luigi Comencini de Il tempo che ci vuole lo ha scalzato un po', ora Tortora. Ho sempre cercato di stare dietro ai personaggi ma non di sparire, soprattutto di incontrarli a metà tra me e la persona da interpretare. Un incontro tra i due vissuti e i due corpi, tra la mia anima e quella del personaggio. Un gioco, un mistero che continua ad affascinarmi come la prima volta". Dopo tanti anni cosa emoziona ancora? "Non ho mai perso la voglia di fare l'attore. Può succedere. Può subentrare la stanchezza, io invece non ho mai perso la voglia cercare di fare sempre meglio. E poi ci sono stati questi anni pazzeschi con Marco, Bellocchio mi ha diretto quattro volte, si è stabilita una corrispondenza felice. Una altra cosa che mi provoca emozione sono gli altri, i colleghi, la scoperta del talento che si rivela, come Romana Maggiora Vergano del film di Francesca Comencini e ora di Portobello". Il film indimenticabile? "È l'insieme del mio viaggio, ma certo La meglio gioventù è stata una cosa speciale, forse per via dell'età che avevamo, Luigi Lo Cascio è mio fratello, e anche gli altri, abbiamo condiviso case, libri, vacanze". Ora dopo Tortora come prosegue il viaggio? "A teatro ancora portando Pasolini e Moro per ricordare I fantasmi della nostra vita, poi si vedrà".
F.Bennett--AMWN
