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Terry Gilliam, stufo di essere un bianco accusato di tutto
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(di Francesco Gallo) Follia, genio, sregolatezza, anarchia e un pizzico di anti-woke che sembra essere un po' nel Dna di questo festival. La conferenza stampa al Torino Film Festival di Terry Gilliam regista, sceneggiatore, animatore, visionario surreale e barocco non poteva essere diversa. Nato negli Usa, Gilliam, 85 anni, si trasferisce in Inghilterra negli anni Sessanta e diventa uno del gruppo comico del Monty Python, l'unico, tra l'altro, ad aver sviluppato una carriera registica autonoma. Da allora tanti film, tutti dalla difficile gestazione, da Holy Grail (1975), a Time Bandits , da Brazil a The Fisher King e Twelve Monkeys (1995) fino a 'The Man Who Killed Don Quixote', iniziato negli anni '90, abbandonato più volte, infine realizzato nel 2018. Se ieri a Torino l'attrice Jacqueline Bisset accusava gli uomini di essere spesso dei cani, ma avvisava anche le donne di non provocare troppo, Gilliam afferma che oggi i Monthy Python sarebbero bocciati. "In Germania mentre stavamo promuovendo 'The Man Who Killed Don Quixote' ci è stato appunto detto che oggi la Bbc non avrebbe certo permesso un programma come il nostro, con protagonisti sei bianchi maschi adulti perché ci doveva essere diversità. E devo dire che come uomo bianco sono stanco di essere accusato di tutto quello che accade nel mondo. Che cosa avremmo dovuto mettere oggi? Assumere una donna, di colore e omosessuale. Credo che quando si arriva a questi livelli, ovvero di non riconoscere più la differenza tra umorismo e odio, siamo nei guai. Viviamo da anni in questa visione limitata del mondo, speriamo cambi". E ancora il regista con la solita ironia: "Donald Trump come presidente degli Stati Uniti ha reso le cose ancora più difficili perché ha capovolto il mondo. Ed è quindi molto più arduo fare satira oggi nel mondo che Donald Trump ha creato. Sono sicuro però che alla fine porterà la pace e tutti avranno il tempo di andare al cinema, le sale magicamente si riempiranno sia a Gaza che a Kiev". Per quanto riguarda il film a cui sta lavorando, 'Carnival: At the End of Days', in cui il tema centrale è l'Apocalisse, con Dio che decide di distruggere l'umanità per aver deturpato il giardino che aveva creato, annunciato anche Satana che dovrebbe essere interpretato da Johnny Depp. "Johnny ha detto che lo avrebbe fatto per me, se avessi trovato i soldi per girare il film. - ha sottolineato il regista - Sui soldi ci stiamo ancora lavorando e ci vorrà un po' di tempo, ma io di pazienza ne ho tanta. Una cosa è però certa: non lo gireremo in Italia, non sarà insomma un film della Meloni, a causa del tax credit che è diminuito dal 40% al 30%. Ero entusiasta all'idea di girare a Cinecittà, ma con queste nuove regole non succederà mai. Ma non vi preoccupate, avrete Mel Gibson che girerà a Matera e anche a Roma con un Cristo come non l'avete mai visto, un Cristo che prende a calci le persone". Infine, dal regista che ha ricevuto la Stella della Mole e ha portato a Torino 'Paura e delirio a Las Vegas', qualche parola sul quarantennale del suo 'Brazil': "Quando fai un film a quarant'anni anni dai il tuo meglio. Inizialmente avevo scritto solo un centinaio di pagine poi ho incontrato Tom Stoppard, uno dei più grandi drammaturghi di sempre, e insieme abbiamo finito il lavoro. Durante il tour ho accompagnato il film notando che nell'intervallo il pubblico si dimezzava. Molti allora non lo amavano, ma 'Brazil' ora continua ad andare e quei posti vuoti me li sono dimenticati".
O.Johnson--AMWN